Glicemia, colesterolo, trigliceridi? Come imparare a leggere le tue analisi del sangue.

02/07/2021
by Amministrazione Farmania

Come leggere le analisi
Leggere le analisi non è sempre semplice, specie per quanto riguarda quelle della glicemia, del colesterolo e dei trigliceridi. Questi 3 valori indicano la situazione correlata alle malattie dismetaboliche e alla potenziale predisposizione alle patologie cardiovascolari.
Ecco come leggerle, quando si hanno valori alti o bassi.

Leggere le analisi della glicemia
I valori della glicemia nel sangue indica a che livello è la concentrazione degli zuccheri e servono per indagare la presenza o meno del diabete o del pre-diabete.
I valori di riferimento si attestano tra i 60 e i 100 mg/dl quando si è a digiuno e possono arrivare anche fino a 150 mg/dl dopo pasti a base di carboidrati o dolci.
Sono 2 gli ormoni che intervengono per mantenere nella norma questi valori: l'insulina, che abbassa il glucosio, e il glucagone, che riporta ai valori normali degli zuccheri.
Avere la glicemia alta indica che c'è un pre-diabete e, se gli zuccheri sono anche nelle urine, si può parlare di patologia diabetica conclamata, che deve essere definita (diabete di tipo 1 o 2).
Nel caso la glicemia sia bassa è probabile aver assunto in modo non consono farmaci antidiabetici o la presenza di una sindrome a carico di fegato o stomaco da indagare.

Leggere le analisi del colesterolo
Il colesterolo è un grasso presente nel sangue i cui valori vanno mantenuti nella norma per non esporsi al pericolo di malattie dismetaboliche, eventi cardiaci (infarto, ictus, trombosi) e vascolari.
I normali valori di riferimento non devono superare il 200 mg/dl. In particolare, bisogna guardare anche ai risultati dell'HDL, il cosiddetto "colesterolo buono", che difende dalle patologie aterosclerotiche, e l'LDL, quello "cattivo", perché favorisce la formazione dei trombi.
Per tenere i valori nella norma è bene evitare cibi grassi e fare una regolare attività fisica.
I valori alti richiedono una correzione della dieta e, in taluni casi, anche una cura farmacologica per abbassarli.
L'ipocolesterolemia è rara, ma può dipendere da disfunzioni epatiche e dall'ipotiroidismo in particolare e, anche in questo caso, si richiedono approfondimenti diagnostici.

I valori del trigliceridi
Anche i trigliceridi sono classificati come grassi del sangue che, se superano le soglie consentite, possono diventare pericolosi per la salute.
I valori normali sono compresi tra 50 e 150 mg/dl. Se vengono superati contribuiscono alla formazione dello strato adiposo, che concorre alla predisposizione alle malattie cardiovascolari.
Questo tipo di grassi si possono facilmente abbassare attraverso una dieta ipocalorica, perché sono indicativi di quanti grassi il nostro corpo riesce a immagazzinare con i cibi.
È molto importante normalizzare questi valori per non incorrere anche in patologie come l'ipercolesterolemia, che è una sindrome dismetabolica che non non dà alcun sintomo, eccetto un aumento della pressione arteriosa, che spesso viene scoperta per caso, in quanto anch'essa asintomatica.
I danni si verificano nel lungo periodo, quando sulle pareti delle arterie si depositano placche aterosclerotiche, che possono portare a spiacevoli eventi cardiovascolari.
I trigliceridi bassi sono più rari e può trattarsi di un caso episodico o legato all'assunzione di una terapia farmacologica per diminuire i livelli dei grassi nel sangue.
Più raramente si tratta di problemi a livello epatico, intestinale o tiroideo, che richiedono ulteriori accertamenti da eseguire sotto il diretto controllo del proprio medico di famiglia.

Migliorare i risultati delle analisi
In genere il miglioramento dei valori di glicemia, colesterolo e trigliceridi risultati fuori norma possono essere migliorati correggendo il proprio stile di vita e curando le cause che sono alla base degli stessi.
Molto dipende dalla dieta con cui prevenire diverse patologie legate ai troppi grassi e agli zuccheri nel sangue.

Diabete: quanti tipi esistono?

25/06/2021
by Amministrazione Farmania

Esistono diverse forme di diabete che interessano circa 4 milioni d'italiani, una parte dei quali non è ancora consapevole di averle questa patologia. Ecco quali sono e come si possono distinguere.

I tipi di diabete
Il tipi di diabete più diffusi sono 4: il diabete mellito di tipo 1, il diabete mellito di tipo 2, il diabete gestazionale, e quello secondario ad alcune patologie. Oltre a questa classificazione, bisogna menzionare anche le forme di pre-diabete che non danno gli stessi sintomi, ma denotato livelli alterati di zuccheri nel sangue.

Che cos'è diabete
Il diabete è una delle malattie dismetaboliche probabilmente più diffuse che causa in particolare alti livelli di glicemia nel sangue. È noto tuttavia che le alterazioni metaboliche dei diabetici riguardano anche i grassi, specificatamente trigliceridi e colesterolo HDL. Questo provoca problemi di ipertensione, ossidazione delle cellule per stress e la tendenza alla cronicizzazione degli stati infiammatori.

Il diabete mellito di tipo 1
Il diabete mellito di tipo 1 interessa in Italia una minoranza di paziento, nell'ordine di circa 250 mila persone.
Il sistema immunitario in questo caso presenta una disfunzione per cui non riconosce le cellule pancreatiche, quindi le attacca. Per tale motivo si può far rientrare nella categoria delle patologie autoimmuni.
Questa forma è anche detta diabete giovanile perché interessa soggetti anche al di sotto dei 18 anni.


Il diabete mellito di tipo 2
Il diabete mellito di tipo 2 è quello più diffuso e ne sono affetti circa 3 milioni e mezzo d'italiani con un'età superiore a 40 anni, anche se non è escluso che possa verificarsi anche su soggetti molto più giovani.
Almeno 1 milione di persone non sa di averlo e questo comporta la scoperta soltanto all'esordio dei sintomi, che sono soprattutto sete e, di conseguenza, una maggiore frequenza della diuresi.
La causa è una combinazione tra la scarsa produzione di insulina e l'insilino-resistenza di alcuni organi.
In altre parole la presenza di alti livelli di glucosio nel sangue è dovuto al pancreas che non produce abbastanza insulina, oppure quest'ultima non viene utilizzata dall'organismo come e quanto dovrebbe.


Il diabete gestazionale
Il diabete gestazione è così definito perché si manifesta per la prima volta durante la gravidanza e viene diagnosticato nelle prime analisi. Secondo le statistiche ne sono interessate circa l' 8% delle donne. Nella maggior parte dei casi scompare con la fine della stessa gravidanza, anche se il consiglio è quello di effettuare periodici controlli, in quanto può creare una predisposizione al diabete mellito di tipo 2.

Il diabete secondario
Il diabete secondario si riferisce al fatto che è la conseguenza di una patologia pregressa che può interessare il pancreas, come la pancreatite, la cirrosi epatica o un tumore.
Altre malattie che possono provocare la sindrome dismetabolica sono la Sindrome di Cushing, l'ipotiroidismo o interventi eseguiti sulla stessa ghiandola pancreatica.
Alcune terapie farmacologiche protratte nel tempo possono portare a una predisposizione o all'insorgenza del diabete come il cortisone, l'interferone, gli ormoni tiroidei, la pentamidina, gli antiretrovirali e altri.
Questo tipo di diabete è difficile da diagnosticare ed ha comunque una bassa incidenza.

Il diabete e l'incidenza
Il diabete è una malattia che riguarda quasi esclusivamente i Paesi industrializzati ed esiste comunque una componente ereditaria per il quello di tipo 2.
I dati a confronto dell'OMS del 1980 e del 2014 parlano di un aumento esponenziale dell'incidenza di questa patologia dismetabolica a livello mondiale: non tutti sanno che si è passati da circa 110 milioni a più di 420 milioni di persone diabetiche in soli 34 anni.

Curiosità e storia sulla nascita dei vaccini

18/06/2021
by Amministrazione Farmania

''Siamo tutti adulti e vaccinati'' quante volte ti è capitato di dire o sentir dire questa frase? Vaccino è la parola più in trend del momento, complice la massiccia campagna vaccinale che sta portando avanti il Governo contro il Covid-19. Tuttavia, pochi conoscono la storia scientifica e medica dietro alla nascita e alla diffusione dei vaccini e di come questi hanno segnato una conquista importante della storia umana.

I primi passi della storia vaccinale

Storicamente infatti, la ricerca scientifica cominciò a studiare dei sieri in grado di prevenire pericolose epidemie già a partire dal decimo secolo, soprattutto in Cina, dove erano tipiche e terribili le epidemie di vaiolo in grado di falcidiare la popolazione con picchi di decessi pari al 30% di chi contraeva la malattia. In questi casi, piccola chicca sui vaccini, gli antichi medici cinesi somministravano ai malati di vaiolo un siero estratto da croste di persone in guarigione, secondo un processo noto come variolizzazione.
Questa pratica portava un miglioramento in tempi relativamente brevi al soggetto malato - ma induceva in alcuni anche complicanze gravi in grado di provocare persino la morte - ma i medici dell'epoca sapevano bene che la strada da battere era questa. La svolta si ebbe nel 1800 grazie al medico Bretone Edward Jenner, che cominciò a studiare la variolizzazione per poterne migliorare gli effetti e abbattere tutti possibili i risvolti negativi.


La scoperta di Jenner

Jenner cominciò la sua scalata alla scoperta del vaccino dall'osservazione delle famiglie che vivevano a contatto con le vacche, le quali contraevano spesso il vaiolo ma con sintomi lievi, notando che chi aveva già contratto il vaiolo bovino non contraeva quello umano, risultando, in qualche modo ancora inspiegabile, immune. Da queste basi, Jenner cominciò a elaborare i fatti, fino ad arrivare all'intuizione geniale in grado di segnare la storia umana.
Durante una grave epidemia di vaiolo, Jenner si assunse il rischio di prelevare il materiale di una pustola di una lattaia, infetta da vaiolo bovino, e di iniettarlo in un bambino sano di 8 anni, esponendolo successivamente ad una grave forma in vitro di vaiolo umano rischiando, in caso di fallimento, di farlo ammalare gravemente. Ciò non accadde e, per la prima volta nella storia umana, si cominciò a parlare di immunizzazione per vaccinazione.

Le moderne vaccinazioni

Da qui parte la storia degli studi scientifici sui vaccini, nella quale si annoverano figure fondamentali come Pasteur, il quale studiò e applicò tale concetto a molte altre malattia come la rabbia e il colera, utilizzando come antigeni per indurre l'immunità gli stessi che inducevano la malattia, attenuati in laboratorio. Ai giorni nostri, le vaccinazioni hanno segnato la storia umana, sconfiggendo molte malattie in grado di falcidiare la popolazione, migliorando di molto la qualità della vita.

Antibiotici: quando prenderli?

11/06/2021
by Amministrazione Farmania

Cosa sono gli antibiotici?

Gli antibiotici sono prodotti farmaceutici le cui sostanze sono estratte ed elaborate da organismi viventi o riprodotti in laboratorio. La funzione è quella di determinare la morte dei batteri o di impedirne la riproduzione e crescita. In termini più semplici, l'antibiotico serve per curare o prevenire una situazione di infezione provocata da batteri e serve a impedire la loro riproduzione e la diffusione all'interno del nostro organismo.
Viene prescritta una terapia a base di questi farmaci quando l'infezione batterica non può guarire da sola oppure quando i tempi di una possibile guarigione risultano troppo lunghi.

Come si utilizzano gli antibiotici affinché siano efficaci?

Prima di rispondere a questa domanda è doveroso un appunto. Il trattamento a base di antibiotici deve essere prescritto dal proprio medico curante o da uno specialista dopo un'accurata visita. Ovviamente, affinché la terapia faccia il giusto decorso è opportuno seguire tutte le indicazioni riportate sul foglietto illustrativo o delle varie indicazioni del dottore. Come per tutte le cure non bisogna mai superare il tempo di prescrizione, soprattutto per quanto riguarda gli antibiotici, in quanto risulterebbe del tutto inutile.
Prima di assumere un antibiotico è importante sapere che:

- le infezioni ai danni dell'apparato respiratorio che presentano i sintomi di tosse, raffreddore e mal di gola sono causate da un virus e quindi guariscono da sole. In questo caso l'uso dell'antibiotico è del tutto inutile e in alcuni potrebbe risultare persino dannoso. Questo appunto viene fatto perché molto spesso capita che quando si presentano tali problematiche, le persone decidono in autonomia di prendere un antibiotico
- il medicinale deve essere assunto solamente sotto prescrizione medica e mai procedere con l'automedicazione, specialmente con l'antibiotico. E' sconsigliato vivamente assumerlo di testa propria o sotto consiglio di amici e parenti
- è importante seguire tutte le indicazioni che vengono fornite dal medico circa la dose, la durata del trattamento e ogni quanto tempo assumerlo (ogni quante ore). Il fatto di dimenticarsi di prenderlo o di far passare troppo tempo tra una dose e l'altra possono causare la diminuzione dell'efficacia e addirittura aumentare il rischio di resistenza. Un'altra causa della resistenza dai batteri antibiotici è l'interruzione precoce del trattamento
- le norme igieniche di base vanno sempre rispettate. Quindi, ad esempio, lavarsi bene le mani e coprirsi naso e bocca quando si starnutisce o tossisce aiutano a ridurre il rischio di ammalarsi o di infettare le persone che ci circondano.

Infine, le dosi rimanenti da un trattamento o le confezioni scadute non devono essere conservate nell'armadietto dei medicinali, ma devono essere smaltite correttamente nei contenitori appositi che si trovano nei pressi delle farmacie.


Indicazioni varie

Quando si presenta un'infezione sarà premura del medico curante o di uno specialista prescrivere una terapia a base di antibiotico. Vengono sempre indicati gli orari per una corretta assunzione e generalmente si prendono a intervalli di 8, 12 o 24 ore. Se non si rispetta questa indicazione, l'efficacia del farmaco viene meno in quanto ogni antibiotico ha delle caratteristiche ben precise e gli intervalli vengono stabiliti sulla base di queste. L'importante è tenere bene a mente che non bisogna mai sospendere la terapia prima del termine prescritto, a meno che non venga espressamente indicato dal medico. Si consiglia sempre di assumere l'antibiotico a stomaco pieno e dopo i pasti.

Malattie infettive: cosa sono e come si combattono

04/06/2021
by Amministrazione Farmania

Di malattie infettive sentiamo parlare sin dall'infanzia: fanno parte del vivere comune numerose malattie, dal morbillo alla varicella passando per rosolia, scarlattina o Mani-Piedi-Bocca. Nonostante questa lunga familiarità con le malattie infettive, siamo davvero sicuri di sapere di cosa si tratti?

Le malattie infettive sono patologie originate da virus, batteri, funghi o parassiti che entrano in contatto con l'organismo umano. Le forme di contagio sono diverse: passiamo dall'assunzione di liquidi o alimenti contaminati alla trasmissione da persona a persona oppure ancora attraverso punture di animali.

I sintomi provocati dalle malattie infettive sono spesso aspecifici e trasversali a diverse patologie. I sintomi più comuni, in ogni caso, sono febbre, anche alta, dolori muscolari, affaticamento e inappetenza.

Alcuni sintomi, tra gli altri, devono destare particolare preoccupazione, come problemi duraturi di respirazione, morsi di animali, tosse che non passa, forti mal di testa con temperatura elevata e convulsioni e febbre che non accenna a sparire nell'arco di 10-15 giorni.

I rimedi contro le malattie infettive sono rappresentati, in primis, dalla prevenzione attraverso i vaccini. In aggiunta, ci sono poche e semplici pratiche di buon senso da mettere in atto ogni giorno per sostenere la prevenzione verso le malattie infettive o, nel caso si sia già ammalati, per limitarne l'impatto.

Anzitutto è bene lavarsi sempre e accuratamente le mani con acqua calda e sapone, specialmente prima di mettersi a tavola o subito dopo essere stati al bagno.

In caso di rapporti sessuali occasionali, usare sempre il profilattico per scongiurare il rischio di contrarre una malattia sessualmente trasmissibile. Attenzione: la pillola è un ottimo anticoncezionale, ma a nulla serve nella protezione da eventuali patologie.

Qualora, nonostante tutte queste precauzioni, ci si ammali, è sempre bene ove possibile evitare di recarsi a scuola o al lavoro per scongiurare il rischio di trasmettere la patologia ad altre persone, tra le quali potrebbero esserci - a nostra insaputa - soggetti immunodepressi che potrebbero incorrere in conseguenze pesanti qualora contraessero la malattia.

Per la diagnosi di una malattia infettiva è sempre opportuno affidarsi alle cure di un medico, che saprà formulare la diagnosi corretta, consigliare la cura adeguata e, se necessario, prescrivere ulteriori esami di approfondimento.

I farmaci più diffusi per contrastare le malattie infettive comprendono gli antibiotici (da utilizzare solo e soltanto in caso di infezioni batteriche, anche quando si tratti di sovrainfezioni innestatesi su una patologia di origine virale) o gli antivirali, che si utilizzano per curare alcune specifiche malattie infettive.

Il medico potrebbe d'altro canto decidere di prescrivere antimicotici, nel caso in cui la patologia derivasse da un fungo. Analogamente, in presenza di una malattia infettiva dovuta a parassitosi, il farmaco più adeguato sarà un antiparassitario.

Le malattie infettive più diffuse nel mondo sono la tubercolosi, l'Aids e il morbillo, senza dimenticare gastroenteriti, diarree infettive e infezioni delle vie respiratorie.

Tra le malattie infettive più diffuse in Italia, invece, figurano morbillo, meningite e tetano. Si tratta di tre patologie che possono assumere diversi gradi di gravità ma che, in generale, sono curabili e prevenibili. Sia per il morbillo che per meningite e tetano, infatti, sono disponibili i relativi vaccini che mettono al riparo dalla malattia.

Probabilmente, non tutti sanno che malattia infettiva non è necessariamente un sinonimo di malattia contagiosa. Ci sono infatti malattie infettive non contagiose e sono quelle che per essere trasmesse hanno bisogno di particolari vettori, come per esempio la zanzara Anopheles, unica specie in grado di trasmettere la malaria.

Prendere il sole in modo responsabile

24/05/2021
by Amministrazione Farmania

L'estate si avvicina e come ogni anno l'abbronzatura è uno degli obiettivi della bella stagione.
È importante però prendere il sole in modo responsabile, per non arrecare danni alla pelle e agli occhi. Potranno essere utili questi consigli per proteggersi.

Proteggersi dal sole

Ogni volta che ci si espone al sole bisogna proteggere la pelle con una crema che abbia un adeguato filtro per i raggi UV. Deve anche essere idonea al fototipo di pelle (chiara, olivastra, scura).
Allo stesso modo è bene preservare gli occhi con un cappello a tesa larga e gli occhiali da sole con lenti che abbiano un livello di schermatura 3, come da direttive CE.

Quando applicare la protezione solare

Prendere il sole in modo responsabile è una questione di protezione continua. La crema con filtro UV va applicata circa 15 minuti prima di uscire di casa e ogni volta che si fa un bagno prolungato, per far durare l'effetto.
Vanno preservate quelle parti più delicate come viso, occhi, spalle, schiena e gambe.
Da ricordare, quindi, di applicare i prodotti per il sole anche quando si passeggia, si va in bicicletta o in barca.

Durata dell'esposizione al sole

Bisogna evitare di esporsi al sole nelle ore centrali della giornata, che sono anche le più calde. È opportuno evitare di abbronzarsi dalle 11 alle 16 e, anche quando si è già abbronzati, vale la stessa regola, continuando ad applicare la crema protettiva.

Abbronzarsi quando si ha la pelle chiara

Se la pelle è molto chiara le prime esposizioni al sole non dovrebbero durare più di 40 minuti nell'arco di un'intera giornata.
L'abbronzatura deve avvenire in modo graduale e, dopo i primi 15 giorni, si può aumentare il tempo di esposizione: al massimo 20 minuti per non più di 3 sessioni.
Non bisogna dimenticare di bagnarsi di tanto in tanto per prevenire colpi di calore.

No alle creme dell'anno precedente

Le creme solari dell'anno precedente non vanno riutilizzate, soprattutto se sono rimaste nella borsa da mare al sole, durante tutta l'estate precedente e magari aperte.
Su ogni confezione è riportata la durata dopo l'apertura, o PAO (Period After Opening), che è di 12 mesi, ma dopo essere stata aperta non è più affidabile.


Il sole e l'idratazione
Gli esperti consigliano di bere almeno 1,5 litri di acqua al giorno. Durante l'estate è bene aumentare la quantità, in particolare quando si prende il sole. L'idratazione della pelle è importante, non solo per compensare la perdita di liquidi, ma anche per evitare cute secca e prevenire la formazione di micro rughe.

Aumentare l'effetto abbronzante
Un segreto per aumentare gradualmente l'effetto abbronzante è quello di spruzzare acqua di tanto in tanto sul corpo. Le goccioline sono in grado di creare un effetto riflettente, che rende il calore più sopportabile e aiuta la pelle a non seccarsi.

Evitare il trucco
Per prendere il sole in modo responsabile è bene evitare di andare in spiaggia o in piscina con il trucco, o dopo aver spruzzato o spalmato sulla pelle qualsiasi profumo. Tra i rischi c'è quello di riportare reazioni allergiche e la creazione di antiestetiche chiazze.
I pori devono essere liberi di traspirare, anche per poter eliminare le tossine accumulate attraverso la sudorazione.

Il sole fa bene
Non è un mistero che il sole fa bene, ma forse non tutti sanno che è la più importante fonte di vitamina D. Basta un'esposizione di 15 minuti al giorno perché il corpo produca la quantità di cui ha bisogno. Con il sole si rinforzano i denti, le ossa, i capelli e le unghie, in quanto la vitamina D è precursore dell'assimilazione di calcio nonché un aiuto per il sistema immunitario.

Immunità: Che cosa sono gli antigeni e gli anticorpi

21/05/2021
by Amministrazione Farmania

Gli anticorpi, o immunoglobuline, sono prodotti dai linfociti B, che assieme ai linfociti T sono i principali attori dell'immunità adattativa. Essi sono molecole glicoproteiche con funzione di legame, dalla caratteristica forma ad Y, ragion per cui sono anche noti col nome di gamma globuline. Una volta riconosciuto un antigene non self, quindi non originario del nostro organismo, il linfocita B si differenzia in plasmacellula e inizia a produrre anticorpi specifici per neutralizzarlo.

Antigeni

Si definisce antigene qualsiasi molecola in grado di determinare una risposta immunitaria tramite la produzione di anticorpi. Essi possono quindi provenire dall'esterno, come nel caso d'infezioni, ma anche essere endogeni, provenienti dal nostro organismo. Nel corso del loro sviluppo, i linfociti vengono esposti ad antigeni self, appartenenti al nostro corpo, e quelli che rispondono attivandosi vengono eliminati, al fine di evitare reazioni immunitarie nel confronto di molecole endogene. Purtroppo questo meccanismo, in alcuni soggetti predisposti, non funziona in maniera adeguata, e ciò sta alla base di varie malattie autoimmuni, come artrite reumatoide e lupus eritematoso sistemico.

I linfociti che non vengono eliminati dal processo di selezione restano in attesa finché un patogeno che porta sulla sua superficie o al suo interno l'antigene per cui sono specifici entra nell'organismo. In conseguenza del contatto con esso, il linfocita B matura in plasmacellula, iniziando a produrre una quantità enorme di anticorpi, anche duemila al secondo. Successivamente, alcuni dei linfociti B attivati migrano nel midollo osseo, dove diventano plasmacellule di memoria, dove restano quiescenti potenzialmente per l'intera vita dell'organismo, in attesa di un nuovo incontro con l'antigene, pronte a produrre nuovi anticorpi.

Non tutti sanno che la corrispondenza tra antigene e anticorpo non è univoca. Ciascun antigene, infatti, ha numerosi epitopi, ossia siti di legame, per cui anticorpi diversi possono andare a legare uno stesso antigene in punti diversi.

Anticorpi

Esistono 5 tipi di anticorpi:

IgA, secreti a livello delle mucose di cavo orale, vie respiratorie e tratto gastrointestinale, contribuiscono all'immunità di barriera, contrastando l'ingresso di agenti patogeni da queste sedi. IgM, i primi anticorpi secreti in risposta al riscontro di un antigene. Hanno un picco di produzione nel periodo da due a quattro settimane successivo all'infezione, andando poi a calare fino a scomparire nel tempo. Il riscontro di IgM nel sangue, pertanto, sta a indicare un'infezione recente. IgG, i secondi anticorpi prodotti in risposta all'incontro con un antigene. La loro produzione inizia in seguito al calo delle IgM e cala al termine dell'infezione, anche se una quota basale di IgG continua a essere prodotta per lunghi periodi. In seguito a una seconda infezione da parte dello stesso patogeno, vengono prodotte esclusivamente IgG, in tempi più rapidi. IgE, responsabili, nei soggetti atopici, delle reazioni allergiche. Hanno un ruolo nella risposta immunitaria nei confronti di parassiti ed elminti. IgD, rappresentano la minoranza delle immunoglobuline in circolo, e il loro ruolo non è a oggi ancora stato chiarito. Esami del sangue

Per verificare l'avvenuta infezione da parte un patogeno, è possibile valutare la presenza di IgG e di IgM nel sangue. Esistono quattro scenari possibili:

assenza di IgM e IgG, che sta indicare come il patogeno non sia mai stato incontrato da quella persona; presenza di IgM e assenza di IgG, che indica un'infezione molto recente, per cui la produzione di IgG non è ancora iniziata; presenza di IgM e di IgG, che indica un'infezione recente, dato che le IgM sono ancora presenti; assenza di IgM e presenza di IgG, che indica un'infezione pregressa.

Come combattere lo stress quotidiano del lavoro

14/05/2021
by Amministrazione Farmania

Lo stress quotidiano del lavoro e i soliti impegni di routine possono diventare per alcuni una sorta di ostacolo insormontabile. Noia, debolezza, inquietudine, stanchezza, appesantimento del fisico e calo della concentrazione sono i sintomi più comuni che si possono riscontrare in queste circostanze. Risultato è che, una volta sotto pressione, si è impreparati a livello psicologico nel portare a termine le varie mansioni nel corso della giornata.

Qual è il segreto per combattere lo stress da lavoro?

Per contrastare con efficacia lo stress da lavoro, è bene allontanarsi dalla routine quotidiana e rasserenarsi.

Una delle complicazioni più evidenti, però, si palesa quando si è insoddisfatti del proprio lavoro. Godersi appieno la vita di tutti i giorni, diventa pertanto cosa impossibile. E tutto questo finisce per incidere negativamente sul proprio stato umorale.

L’insoddisfazione all’interno di un ambiente lavorativo in cui non ci si sente realizzati e dove non si intravedono prospettive di fare carriera, hanno risolti tutt’altro che indifferenti nella propria vita.

Pertanto, il primo step da cui partire è svolgere del sano esercizio fisico. Allenarsi, seppur in fase iniziale a ritmi blandi, specie in caso di stile di vita troppo sedentario, è sinonimo di contrasto del cattivo umore e dell’irritabilità.

Anche a tavola, è opportuno attenersi ad alcune regole d’oro: prediligere cibi sani e genuini, la cottura al vapore, l’assunzione di frutta e verdura e idratare l’organismo con due litri d’acqua al giorno (più o meno 8 bicchieri), è un altro modo per scacciare lo spauracchio dello stress lavorativo. Chiaramente, è il caso di ridurre drasticamente il consumo di caffè e di bevande alcoliche.

A proposito di sane abitudini a tavola, oggi si parla con sempre maggiore frequenza di alimentazione anti-stress. Si tratta di fare scorta, ma senza esagerare, di tutti quei cibi che possono giovare all’umore e limitare lo stress e quella fastidiosa sensazione di spossatezza, ancora più evidente con l’aumento dei carichi di lavoro.

Il cioccolato fondente è l’alimento anti-stress per antonomasia, in quanto è davvero unico quando c’è da donare il necessario apporto energetico. Stesso discorso per gli agrumi e per tipologie di frutta, quali ad esempio avocado, mango e ananas, in quanto stimolano la produzione di serotonina, altresì nota come ormone della felicità. Impossibile non citare l'azione della frutta secca per contrastare con efficacia la stanchezza post-lavorativa: pistacchi, nocciole, noci e mandorle aiutano in maniera considerevole.
L’uva rossa, invece, stimola la produzione di melatonina, l’ormone deputato alla regolamentazione del ciclo sonno-veglia.

In quest’ottica, anche andare a dormire a orari consoni, migliora la qualità di vita e consente di affrontare gli impegni lavorativi con la giusta energia.

In tal senso, il regolare ciclo di sonno-veglia è imprescindibile per la propria salute, visto che l’insonnia comporta forti stati di agitazione.

Non tutti sanno che …

Una chicca a cui in pochi prestano attenzione è il ruolo dei trattamenti di bellezza. Nell’immaginario collettivo si crede che i massaggi, le terme, la sauna, i fanghi, le maschere e via dicendo abbiano solo un ruolo estetico. Non è così. I trattamenti di bellezza assicurano il giusto relax. Si dedica del tempo alla propria persona e ci si lascia coccolare, per fronteggiare al meglio la routine lavorativa.

Conclusioni

Grazie a tutti questi accorgimenti, combattere lo stress da lavoro risulterà di sicuro più semplici. Rispettando i suddetti accorgimenti, si riscontrerà un aumento della produttività nelle mansioni lavorative. Poco ma sicuro!

Test sierologici: in cosa consistono e dove si realizzano

07/05/2021
by Amministrazione Farmania

Quando parliamo di test sierologici intendiamo degli esami specifici in grado di determinare se l'organismo è entrato in contatto con batteri, virus, tossine o qualunque altro antigene che produce la formazione di anticorpi.

Cos'è un test sierologico e come funziona

Il test sierologico è un esame del sangue che rileva la presenza di un anticorpo che viene prodotto quando l'organismo entra in contatto con un agente estraneo. Gli anticorpi prodotti sono:

- immunoglobuline IgA quando l'organismo è appena entrato in contatto con il microrganismo estraneo
- immunoglobuline IgM. Esse vengono riscontrate quando l'infezione è nella fase iniziale (solitamente 4 o 5 giorni dopo dai primi sintomi, per poi scomparire)
- immunoglobuline IgG. Vengono riscontrate nel sangue dopo un paio di settimane dai primi sintomi, anche se possono comparire prima per poi permanere per un determinato periodo.

La ricerca di tali anticorpi possono avvenire tramite due tipologie di test sierologici: quelli qualitativi e quantitativi.
Con i primi emerge se l'individuo è entrato in contatto con un microrganismo estraneo e quindi se ha sviluppato gli anticorpi. Questo sistema si basa sulla logica del positivo o negativo e sono rapidi, in quanto è sufficiente una goccia di sangue analizzata con un kit portatile e il risultato è immediato.
Mentre con i secondi si riscontra la quantità precisa di anticorpi presenti nel sangue. Essi si basano su un sistema immunometrico e si realizza tramite un vero e proprio prelievo del sangue che andrà analizzato da macchinari specifici presenti nelle strutture sanitarie adibite.

Affidabilità dei test sierologici

Per quanto concerne l'affidabilità di un test sierologico, si tratta di un argomento messo spesso in discussione. Secondo L'OMS non vi è certezza al 100% dei risultati forniti dal test, in quanto possono rilevare falsi positivi e falsi negativi. In particolar modo, i test rapidi sono quelli che destano più dubbi in merito soprattutto per la soglia minima che separa la positività dalla negatività. A differenza invece di quelli quantitativi che sono più affidabili in quanto si basano su numeri calcolati in percentuale di quanti anticorpi vi sono presenti nel sangue.

Differenza tra esito positivo ed esito negativo

Un esito positivo indica che l'individuo è entrato in contatto con l'antigene, ma ciò non significa che sia protetto o immune né se la persona è completamente guarita.
Un esito negativo invece, indica che il soggetto non è entrato in contatto con l'antigene, o l'infezione è appena avviata quindi non si sono sviluppati ancora gli anticorpi o ancora la persona in questione è asintomatica. Ciò significa che è stato infettato, ma l'organismo in quel momento ha prodotto una quantità di anticorpi non sufficienti alla rilevazione del test.

Dove si effettuano i test sierologici

I test sierologici vengono effettuati presso i centri di analisi o privati o pubblici accreditati e/o autorizzati con il Sistema Sanitario Regionale. A stabilire se necessita della ricetta medica è la singola Regione, in quanto alcune la richiedono altre invece no. Per sapere esattamente dove potersi recare per effettuare un test sierologico è sufficiente collegarsi al sito della Regione in cui compariranno tutte le sedi disponibili.

Parte 2 - Regione Toscana: test rapidi in Farmacia

30/04/2021
by Amministrazione Farmania

Studenti e personale scolastico residenti nella regione Toscana potranno eseguire il test antigenico rapido, recandosi semplicemente in farmacia.
Questa è la nuova decisione giunta da un accordo tra la regione stessa e le varie organizzazioni sindacali di Cispel e Federfarma.

Chi può eseguire i test rapidi in farmacia

Gli studenti che hanno raggiunto la maggiore età possono accedere al servizio dei test rapidi erogato dalla regione Toscana tramite un'apposita autocertificazione che attesti l'obbligatorietà all'isolamento fiduciario nel caso in cui si sia riscontrato l'esito positivo al tampone antigenico.
Per quanto riguarda invece i soggetti minorenni occorre avere il consegno dei genitori o del tutore.
Le screening è rivolto nello specifico, non soltanto a studenti o scolari appartenenti alle scuole di ogni ordine e grado, ma anche a coloro che frequentano l'Università oppure un percorso di istruzione e formazione professionale. Rientrano in questo gruppo poi i genitori degli alunni nonostante siano non conviventi e i nonni.
Il progetto, con validità di due mesi, potrà essere rinnovato su volontà della regione stessa.
Il luogo nel quale è possibile effettuare il test sono le farmacie presenti nelle città della Toscana e le stesse devono obbligatoriamente registrare l'esito accedendo al portale regionale. In questo modo sarà possibile dare avvio al tracciamento dei positivi.
Il test non prevede costi da parte di coloro che lo richiedono e quindi è totalmente gratuito.

Come si effettua il test rapido in farmacia

Ma come viene eseguito nello specifico il test rapido per rintracciare la presenza del Covid-19 in una determinata persona?
L'esame si presenta piuttosto semplice ed occorre eseguire quattro passaggi.
Il primo riguarda il prelevamento di una goccia di sangue direttamente tramite il pungi dito e la pipetta per poi passare all'inserimento della goccia prelevata nel reagente.
Una volta aggiunte due gocce di tampone alla soluzione sarà necessario attendere un massimo di quindici minuti per poi controllare i risultati sul dispositivo.
L'esito ottenuto può portare a tre diverse conclusioni: IgM negative e IgG positive stanno a significare che l'infezione si è verificata ormai molto tempo fa e ad oggi si è immuni al virus, con IgM e IgG positive il virus è stato contratto da meno di due mesi e con IgM e IgC assenti non si è mai venuti a contatto con l'infezione da Covid-19.
I test nel suo complesso si rivelano essere molto affidabili, con una percentuale pari al 95%.
Per la Toscana questa decisione viene vista così una come delle soluzioni migliori verso la lotta al Coronavirus.

L'obiettivo realizzato con i test rapidi in farmacia

A disporre questa nuova iniziativa sui test rapidi antigenici eseguili in farmacia gratuitamente, è stata propria una legge di bilancio. La Toscana ha deciso così di cogliere per prima tale iniziativa, in quanto l'hanno ritenuta una vera e propria strategia preventiva per scovare immediatamente i positivi.
Il settore della scuola d'altronde è piuttosto sensibile a questa tematica perché è proprio qui che si concentrano in particolar modo i contagi di Coronavirus.
Offrendo così la possibilità a studenti e personale presenti all'interno dell'ambito scolastico, di accedere ai test, l'obiettivo è quello di tutelare la salute non soltanto degli scolari ma anche quella dei loro familiari.
I test rapidi disponibili in farmacia rappresentano quindi un altro importante tassello verso la realizzazione del progetto chiamato Scuole Sicure.

 
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